Oggi ho scoperto una nuova funzione di Google Documenti: la possibilità di creare post di WordPress da Google Documenti.
Nelle impostazioni di Google Documenti è infatti possibile specificare un blog (che deve risiedere o sul googliano Blogger o su WordPress.com) fornendo le username e password di accesso al blog. Fatto ciò, nel comando “Pubblica” Google Documenti compare l’opzione “Pubblica su blog” che consente con un click di pubblicare il documento sul blog come nuovo post (la prima volta), modificarlo o anche cancellarlo. Non ci sono (ancora) funzioni più evolute di gestione post (es. ripresa in Google Documenti di post creati nativamente in WordPress).
Questo post che state leggendo è stato scritto dentro Google Documenti, con tutti i vantaggi di disporre di un editor più completo di quello disponibile in WordPress.com. Mi sono chiesto cosa succede nel caso di immagini incluse nel documento. La cosa è decisamente interessante: la foto che vedete a destra non è fisicamente su WordPress ma Google provvede a costruire nel post su WordPress il link giusto alla foto su Google Documenti. Rispetto all’editor interno di WordPress, Google Documenti consente di creare facilmente tabelle come questa
Funzione
Editor WordPress
Editor Google Documenti
Tabelle
Non esiste un comando nell’editor visuale, occorre costruirla con il codice HTML o importarla con copia & incolla da un editor esterno.
Le tabelle si costruiscono con un comando e si possono successivamente modificare in modo visuale
E per i tag ? Io amo i tag di WordPress e mi piacerebbe poterli inserire nel post che sto scrivendo con Google Documenti. Purtroppo per ora i documenti non sono taggabili (diversamente da tutti gli altri oggetti gestiti nella Google suite) ma solo organizzabili per cartelle. Ho verificato che anche mettendo un documento in una cartella, il nome della cartella non viene usato come tag in WordPress … quindi credo che dovrò aspettare l’aggiunta della gestione tag in Google Documenti per poterli “passare” a WordPress.
Tutto ciò funziona usando come editor l’editor di testi di Google Documenti. Non funziona con l’editor di fogli di calcolo né con le presentazioni e la cosa non stupisce, visto che non sono formati logicamente coerenti con i post di WordPress.
Gapminder è una associazione no profit svedese che si occupa di sviluppo sostenibile. Aveva messo a punto Trendalyzer, un software capace di mostrare in modo intuitivo l’evoluzione nel tempo di relazioni tra fenomeni quali la crescita della popolazione e le emissioni di anidride carbonica o tra gli investimenti negli armamenti e quelli sulla formazione, paese per paese o tutti i paesi del mondo insieme. Ora lo sviluppo di Trendalyzer è stato preso in carico da Google (cioè l’ha comprato), che ne farà probabilmente un uso più esteso rispetto a quello di Gapminder.
Seguendo una segnalazione di AB Techno, ho scoperto che Google ha lanciato l’ennesimo servizio gratuito che, anche se ha una funzione commerciale neanche tanto nascosta (far comprare libri), è stato corredato di alcune funzioni che ben si prestano alla condivisione / scambio / prestito di libri. Infatti con Google Ricerca Libri (oltre che cercare libri in vendita e vederne una anteprima) è possibile:
registrare i libri che si possiedono: per farlo occorre prima “cercare” il libro (il metodo più veloce è digitare l’ISBN del libro che si possiede, così si è sicuro di azzeccare al primo colpo autore, titolo, editore ecc.) e poi aggiungerlo alla propria biblioteca personale.
condividere i link ai propri libri registrati
recensire i libri registrati (propri o altrui)
Partendo da queste funzioni si potrebbe costruire una qualche comunità che condivida gli elenchi dei propri libri mettendoli a disposizione per un prestito basato sullo scambio, una sorta di biblioteca complementare a quella pubblica e riservata a conoscenti e vicini “fidati”. Un modo per far circolare in sicurezza i propri amati libri, evitando che passino la maggior parte del loro tempo a prender polvere sugli scaffali …
Partendo da una sperimentazione di Don Crowley, ho costruito questa mappa che mostra interattivamente le notizie posizionandole (all’incirca) nel luogo cui si riferiscono.A colpo d’occhio la mappa mostra quali sono le parti del mondo più in vista nei nostri mass media.
Nulla vieta di usare la stessa tecnica per avere la geografia della cronaca italiana o per confrontare la diversa percezione del mondo da parte di osservatori non europei, ad esempio usando come fonte iniziale delle notizie non una fonte italiana ma l’edizione indiana o peruviana di Google News: si potrà notare visivamente come si sposta geograficamente il baricentro delle notizie … Lo stesso effetto si ha passando dai giornali generalisti come Repubblica o Corriere a fonti più specializzate a notizie sul sud del mondo come PeaceReporter.
Ecco come funziona e come produrre altre mappe del genere. Non spaventatevi per la lunghezza del testo (e delle stringhe che vedrete generarsi) perché è tutto abbastanza semplice ed automatico:
Scegliamo una fonte di notizie formato RSS, ad esempio Repubblica - Esteri e copiamo l’indirizzo corrispondente http://www.repubblica.it/rss/esteri/rss2.0.xml
Le notizie fornite da Repubblica e dagli fornitori di notizie non contengono le coordinate geografiche dei luoghi citati nelle notizie stesse. Il servizio GeoNames aggiunge longitudine e latitudine alle notizie, confrontando i nomi dei luoghi citati con un enorme database di nomi geografici georeferenziati. Andiamo alla pagina apposita di GeoNames e nel campo “Your feed:” incolliamo l’indirizzo della nostra fonte di notizie e clicchiamo su “encode url”: il campo “the encoded feed:” ci restituisce lo stesso indirizzo ma con una codifica utile ai passaggi successivi, nel nostro esempio restituisce http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Frss%2Festeri%2Frss2.0.xml Copiamo questo nuovo indirizzo.
Apriamo Google Maps e nel campo dove di solito mettiamo il nome della via o della città, scriviamo: http://ws.geonames.org/rssToGeoRSS?feedUrl= e subito in coda copiamo l’indirizzo che ci aveva fornito GeoNames, ottenendo così la stringa complessiva http://ws.geonames.org/rssToGeoRSS?feedUrl=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Frss%2Festeri%2Frss2.0.xml
Cliccando su “Ricerca sulle mappe“ Google Maps chiederà a GeoNames di passargli le informazioni da mostrare sulla mappa, GeoNames a sua volta chiederà le notizie a Repubblica e le completerà con le coordinate geografiche. Il risultato finale sarà una mappa del mondo con una icona per ogni notizia di Repubblica, collocata geograficamente secondo le coordinate di GeoNames. Cliccando su una delle icone si ha una anteprima (testo ed eventuale foto) della notizia, da cui è possibile passare alla notizia completa. Clicca qui per vedere l’effetto finale.
Se non viene mostrato nulla, prima di riverificare se abbiamo commesso qualche errore, lasciamo passare qualche secondo e riproviamo: siccome il tutto si basa su tre servizi sparsi in giro per il mondo (un fornitore di notizie, un georeferenziatore ed un visualizzatore di mappe) può capitare che talvolta i tre non si sincronizzino per bene.
Verificato che il tutto abbia funzionato almeno una volta, clicchiamo su “Collegamento a questa pagina” di Google Maps e memorizziamo da qualche parte (es. nei nostri Favoriti) l’indirizzo mostrato nel campo ”Incolla il link in email o IM“. Questo indirizzo finale è quello che ci consente di vedere la mappa aggiornata con le notizie fresche, senza dover rifare i passaggi sopra indicati.
La georeferenziazione basata sui nomi dei luoghi può originare errori anche divertenti, ad esempio se la notizia cita il candidato presidenziale USA Obama può darsi che la notizia sia collocata presso l’omonima città giapponese …
Mi accodo a quanti l’hanno già segnalato, ma con in più una preghiera: chi ha un telefonino adatto lo provi e commenti qui sotto come è andata.
La versione mobile di Google Maps ha una nuova funzione che sfrutta finalmente una vecchia idea: usare le celle della telefonia mobile come un sistema di localizzazione geografica, in alternativa al sistema GPS.
Nella sempre più evidente strategia di Google, questo servizio è una “pezza” in attesa che tutti i telefonini del prossimo futuro montino un dispositivo GPS. Google è infatti intenzionata a trasformare il telefonino nel mezzo più comune di accesso a internet e attraverso il quale poter vendere pubblicità che varia con i nostri spostamenti, ad esempio le offerte dei negozi di cui stiamo guardando le vetrine o i prezzi dei distributori di benzina sul nostro tragitto.
Dal punto di vista tecnico, Google Maps Mobile usa lo stesso metodo già utilizzato ad esempio dalla Polizia per sapere approssimativamente da che zona parte una telefonata mobile: dalla potenza del segnale si stima la distanza del telefonino da un certo numero di antenne GSM, si triangolano queste informazioni e si deduce con un errore di qualche centinaio di metri la posizione del telefonino. Il GPS è decisamente più preciso (con un errore di qualche metro) ma il GSM ha il vantaggio di essere usato da TUTTI i telefonini.
Google Maps Mobile utilizza lo stesso meccanismo per mostrare sulla solita mappa googliana la posizione del telefonino, mostrandola come un cerchio, la cui ampiezza cresce con l’incertezza della misurazione. Per usufruire di questo servizio bisogna avere un telefonino un po’ evoluto, ma non è necessario avere il GPS a bordo per sapere grosso modo dove ci si trova.
Una sorta di “navigatore dei poveri” certamente non in grado di dare indicazioni in tempo reale durante la guida ma utile per sapere dove si è finiti quando ci si perde o per sapere l’itinerario migliore per raggiungere la nostra meta.
Questa è una novità che personalmente mi appaga molto perché risolve una serie di casi che avevo affrontato con questo post di qualche mese fa. Finalmente le mappe personali di Google diventano collaborative, cioè è ora possibile autorizzare altri utenti a collaborare nella costruzione di una nostra mappa.
Diventa quindi possibile coinvolgere più persone nella costruzione (ad esempio) della mappa delle piste ciclabili di una città oppure la mappa di un giro turistico consigliato lungo un fiume. Questa collaborazione finora era preclusa dal fatto che solo il proprietario della mappa poteva modificarla mentre tutti gli altri potevano solo vederla. Oggi invece il proprietario dispone di un nuovo comando “collabora” con cui può estendere il diritto di modifica sulla mappa ad altri utenti.
Sempre per facilitare la costruzione condivisa di mappe, è inoltre possibile importare mappe già preparate da altri: all’atto della creazione di una nuova mappa, l’utente può inizializzare la nuova mappa importando un file in formato KML generato con il comando “Visualizza con Google Earth”. Purtroppo questa opzione è per ora disponibile solo al momento della creazione della nuova mappa e quindi non può essere ripetuta altre volte, ad esempio per costruire progressivamente una mappa coi contributi di diversi autori di “sotto mappe”.
Essendo funzionalità disponibili direttamente in Google Maps, probabilmente porteranno al superamento dei siti che oggi forniscono soluzioni simili (ma alla fine di nuovo basate su Google Maps) e lanceranno alla grande la costruzione collaborativa di mappe tematiche.
Lo spunto e l’immagine per questa notizia viene da Google Operating Systems mentre testo e riflessioni sono mie.
Segnalo un filmato che, ci azzecchi o meno, è un ottimo esercizio per capire quali sono le possibili evoluzioni future del mondo digitale che si sta costruendo in questi anni:
Intorno a OpenOffice.org, la suite d’ufficio open source sponsorizzata da Sun, si sta costruendo un cartello di grandi aziende informatiche intenzionate a far male a Microsoft là dove BigM guadagna e cioè Office. L’ultima arrivata è decisamente “di peso” e sembra fare molto sul serio: IBM ha annunciato il 10 settembre il suo ingresso nella comunità OpenOffice.org e dopo solo una settimana ha messo a disposizione gratuitamente la sua versione di OpenOffice.org, ritargata Lotus Symphony.
Dal punto di vista tecnico, secondo Wikipedia, “Lotus Symphony è basata su EclipseRich Client Platform per l’infrastruttura, su OpenOffice.org per il codice principale di elaborazioni d’ufficio e condivide codice con i tool di produttività di IBM Lotus Notes versione 8“.
Con Lotus Symphony salgono a tre le versioni di OpenOffice.org, perché esiste da anni la versione commerciale StarOffice di Sun, che riprende nel nome l’origine del progetto OpenOffice.org, nato appunto con l’acquisizione da parte di Sun della piccola società tedesca Star Division di Amburgo, che aveva prodotto un clone di Microsoft Office …
BigM si trova così a dover fronteggiare due minacce al suo quasi monopolio nelle suite d’ufficio: da un lato BigG (Google) che vuole spostare le applicazioni d’ufficio dal desktop al server con Google Docs, dall’altro BigO (il cartello Sun & IBM basato sulla tecnologia OpenOffice.org) che porta la guerra direttamente sul desktop. Molti utilizzatori si chiedono ormai: perché comprare ancora licenze Microsoft Office quando posso farne a meno ?
iGoogle punta a diventare un desktop virtuale e Google Docs una suite office … Certo manca ancora tanto, le funzionalità di Google Docs rispetto a quanto offerto da Microsoft Office o da OpenOffice.org sono veramente limitate; le “finestre” che si possono aprire su iGoogle sono poco regolabili e i contenuti predefiniti (anche se ormai molto vasti). Però però … ormai mi sto abituando ad appuntarmi lì le cose che voglio “portare con me” sia a casa sia al lavoro sia in vacanza perché l’idea base di Google è forte ed intrigante: virtualizzare il desktop e le sue applicazioni, tornare a mettere tutto sul server riducendo il client a poco più di un browser, delocalizzare le informazioni e le applicazioni. D’altronde è proprio su questo campo (e non certo su quello dei servizi come le mappe o la ricerca) dove si gioca la guerra tra BigG e BigM perché è sul dekstop e su Office che Microsoft fa (per ora) i soldi …
Ecco una breve sintesi degli strumenti da ufficio che puoi portare sempre con te grazie a iGoogle e Google Docs (più un po’ di widget installabili nella pagina):
la post elettronica Gmail (che è in grado di recuperare i messaggi anche da altri sistemi di posta, diventanto così un punto unico di accesso ai diversi account email personali e di lavoro)
la suite di videoscrittura, fogli elettronici e da questa settimana anche presentazioni alla powerpoint
un potente aggregratore di notizie (RSS Reader)
un calendario eventi
una to do list
…
Ecco un video (in inglese) che spiega i vantaggi della condivisione dei documenti su server (basata su Google Docs) rispetto alla condivisione via mail:
Segnalo un altro video (in italiano) più tecnico su ICTv, che spiega come usare Google Docs.
Adesso Google Earth guarda anche verso il cielo, oltre che verso terra, diventando una specie di planetario. Dalla versione da oggi scaricabile, è possibile osservare il cielo dal punto terrestre in cui si è posizionati. Lo proverò per vedere se è affidabile (ma come dubitare del software Google ?) e se può sostituire - per noi comuni mortali che ci basta riconoscere le costellazioni ed esserne paghi - software antichi e blasonati come Celestia … Una curiosità mi assale: che Google stia pensando di raccogliere pubblicità su Andromeda ?
Piano piano ci stiamo arrivando alla ricostruzione in 3D delle città vere (altro che Second Life!), primo passo per la virtualizzazione delle passeggiate in giro per il mondo, con annessi musei e opere d’arte ma anche negozi per acquisti on line. Naturalmente suGoogle Earth, “piazzato” sui nostri pc come atlante gratuito ed innovativo ed evoluta a piattaforma di navigazione geografica per scopi didattici, umanitari e ovviamente sempre più commerciali.
Ed ecco la prima città (di una certa dimensione) ricostruita interamente in 3D: Amsterdam
Una facile previsione: con la disponibilità di Google Sketch, tra un po’ diverrà moda e necessità per città piccole e grandi avere la propria proiezione virtuale su Google Earth, una sorta di depliant tridimensionale distribuito world wide. L’ideale sarebbe trovare o sviluppare una applicazione che traducesse automaticamente la pianta CAD di una città in edifici nel formato google …
E le nuove funzionalità di Google Earth consentono di mostrare edifici in 3D con la resa verosimile delle facciate:
… perché la mappa satellitare è a risoluzione troppo bassa, prova con FlashEarth che ti permette di vedere la zona di casa tua con le diverse mappe disponibili su internet (Ask, Microsoft, Yahoo). Ad esempio casa mia è ben visibile con le mappe di Yahoo e Microsoft …
Vuoi provare l’ebbrezza di volare sopra casa tua ? Prova Goggle, un piccolo simulatore di volo che utilizza le mappe di Google. Con Goggle puoi sorvolare una qualsiasi zona del mondo a bordo di un aeroplanino comandato dai tuoi tasti freccia, purché siano disponibili mappe di Google ad una risoluzione abbastanza elevata per quella zona. Non richiede installazione. Sul sito trovi anche la spiegazione su come partire da casa tua invece che da una località predefinita (ad esempio clicca qui per decollare sopra casa mia …)