Florilegio martiniano

Una piccola raccolta di passaggi di articoli, interviste, scritti ed omelie di Carlo Maria Martini. Clicca sul titolo di questa notizia per accedervi.

Eutanasia ed accettazione della morte

“E’ di grandissima importanza distinguere tra eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico, due termini spesso confusi. La prima si riferisce ad un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte; la seconda consiste nella rinuncia all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo. Non si vuole procurare la morte ma si accetta di non poterla impedire … “ E’ soltanto guardando più in alto e più oltre che è possibile valutare l’insieme della nostra esistenza e di giudicarla alla luce non di criteri puramente terreni, bensì sotto il mistero della misericordia di Dio e della promessa della vita eterna” (Da Il Sole 24 ore 21/1/2007 )

Famiglia e legislazione

“Troppo a lungo forse abbiamo lasciato che prevalesse un’idea prevalentemente giuridica ed economica del rapporto di convivenza, destinato quasi alla sola procreazione della prole, dando l’impressione che questo istituto fosse non una convivenza di persone, ma un fatto oggettivo a prescindere da esse. Non significa forse questo che, perché vi sia un’esperienza familiare vissuta in pienezza, ad una parentela basata su un fatto biologico deve accompagnarsi, fino ad esserne l’anima, una comunità interiore e una comunanza di valori? Prendendo atto d’una situazione difficile e ricca di sfide, è importante anzitutto non lasciarsi dominare dal panico da accerchiamento e da recriminazioni senza frutto. Sappiamo infatti che il tentativo di imporre come d’autorità e in maniera univoca e uniforme una nostra concezione della famiglia alla società civile europea sarebbe visto come una pretesa di parte e contribuirebbe probabilmente a radicalizzare i conflitti e a degradare ulteriormente il costume. Chi potrebbe oggi sostenere che, per affermare i valori che ci stanno a cuore, basterà una opposizione frontale alle trasformazioni in atto e un’obiezione di coscienza di fronte ad ogni intervento legislativo che accetti di misurarsi con le questioni poste da un nuovo e discutibile costume? (dal Discorso alla città di Milano dell’Arcivescovo Carlo Maria Martini per la vigilia di s. Ambrogio 2000)

“Promuovere la famiglia significa sottolineare che si tratta di un’istituzione che ha una forza intrinseca, che non è data dall’esterno, o da chissà dove. La famiglia ha una sua forza e bisogna che questa forza sia messa in rilievo, che quindi appaia la bellezza, la nobiltà, l’utilità, la ricchezza, la pienezza di soddisfazioni di una vera vita di famiglia. Bisognerà che la gente la desideri, la gusti, la ami e faccia sacrifici per essa”. (da Repubblica 16/3/2007)

Modernità e confronto con altre culture

“La modernità non è una cosa astratta, ci siamo dentro tutti. Si tratta di lasciar risuonare le parole degli altri dentro di sé e valutarle alla luce del Vangelo. Questo è il cammino. Poi non voglio giudicare quali siano i risultati. Quando sono venuto qui a Gerusalemme mi sono posto l’impegno a osservare rigorosamente quanto scritto in Matteo 7, versetto 1: non giudicate e non sarete giudicati… Il Vangelo della Natività ci parla di gioia, di luce, di esultanza. Noi invece siamo sempre portati a rimandare queste cose. Diciamo: oggi ci sono tanti problemi, tante sofferenze, verrà un tempo migliore. La Scrittura invece non parla così. Leggevo ieri una pagina che dice: operiamo il bene perché i tempi sono cattivi. Noi diremmo il contrario. Invece dobbiamo vivere la gioia, la serenità, la pace, qualunque siano le circostanze in cui viviamo. Non vuol dire passare sopra le sofferenze, ma entrare più a fondo e vedere come non c’è proporzione tra il dolore di questo mondo e la gloria che ci è preparata».” (da Avvenire, 16.02.2007)

“Durante l’omelia ho parlato delle comunità che troppo spesso rimangono prigioniere della lamentosità. Il Signore vuole che noi guardiamo alla vita con gratitudine, riconoscenza, fiducia, vedendo le vie che si aprono davanti a noi. Quando andavo nelle parrocchie a Milano, trovavo sempre chi si lamentava delle mancanze, del fatto che non ci sono giovani. E io dicevo di cui ringraziare Dio per i beni che ci ha concesso, non per quelli che mancano. Dicevo che la fede, in una situazione così secolarizzata, è già un miracolo. Bisogna partire dalle cose belle che abbiamo e ampliarle. L’elenco delle cose che mancano è senza fine. E i piani pastorali che partono dall’elenco delle lacune sono destinati a dare frustrazioni e non speranze”. (da Repubblica 16/3/2007)

“Si dice giustamente che nel mondo c’è molto relativismo, che tutte le cose sono prese come se valessero un po’ tutte le altre, ma c’è anche un relativismo cristiano che è il leggere tutte le cose relative a questo momento nel quale tutta la Storia sarà palesemente giudicata. E allora appariranno le opere degli uomini nel loro vero valore, il Signore sarà giudice dei cuori, ciascuno avrà la sua lode da Dio, non saremo più soltanto in ascolto degli applausi o dei fischi, delle approvazioni o delle disapprovazioni, ma sarà il Signore a darci il criterio ultimo definitivo delle cose. Si compirà il giudizio sulla Storia, si vedrà chi aveva ragione, molte cose si chiariranno, si illumineranno, si pacificheranno, anche per coloro che in questa Storia ancora soffrono, ancora sono avvolti nell’oscurità, ancora non capiscono il senso di ciò che sta loro avvenendo. (…) Abbiamo tutti un immenso bisogno di imparare a vivere insieme come diversi, rispettandoci, non distruggendoci a vicenda, non ghettizzandoci, non disprezzandoci e neanche soltanto tollerandoci, perché sarebbe troppo poco la tolleranza. Ma nemmeno – direi – tentando subito la conversione, perché questa parola in certe situazioni e popoli suscita muri invalicabili. Piuttosto ‘fermentandoci’ a vicenda in maniera che ciascuno sia portato a raggiungere più profondamente la propria autenticità, la propria verità di fronte al mistero di Dio. (Omelia per i 25 anni di episcopato ed un commento)
Le donne nella Chiesa

“Non saprei dare una soluzione teorica (al tema del diaconato femminile). Sicuramente assistiamo al fiorire di nuovi ministeri. E per quanto riguarda la loro efficacia i ministeri femminili nella Chiesa sono di primaria importanza. Penso al tema della carità, assistenza ai disabili, pace, ambiente, vita, ecologia, famiglia. Tutto ciò va riconosciuto e promosso. Una diaconia che merita un riconoscimento maggiore di quello che viene attualmente reso possibile dalla legislazione canonica“. (da Il Tempo 7/4/2004)

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