Idrogeno dal carbone ? No grazie

L’idrogeno, come si sa, non è una fonte di energia, ma solo un vettore (o deposito) di energia, perché non esistono sul nostro pianeta giacimenti di idrogeno allo stato libero ed immediatamente usabile per produrre (combinato con l’ossigeno) energia elettrica per elettrolisi. Quando si parla di impianti di produzione basati sull’idrogeno è pertanto necessario capire da dove arriva l’idrogeno.

Ho appena letto la notizia relativa alla rinnovata centrale di Fusina, che è stata pubblicizzata come la prima centrale italiana a idrogeno.  Per ora l’idrogeno utilizzato nella centrale è uno “scarto di lavorazione” di un ciclo chimico che ha altri obiettivi. Fin qui l’operazione è virtuosa perché ricicla un gas ad alto potere energetico (l’idrogeno) che altrimenti andrebbe o stoccato o liberato in aria. La sua virtuosità sta nel risparmio energetico che ne deriva.

Quel che è preoccupante è l’intenzione futura di ottenere l’idrogeno dalla gassificazione del carbone associata alla cattura della CO2, in linea con la strategia di Enel di abbandonare in tempi rapidi il petrolio a favore del carbone per motivi economici: il carbone costa e costerà molto meno del petrolio.

Perché preoccupante ? La gassificazione del carbone è riassunta dalla formuletta:

C + 2 H2O vapore → CO2 + 2H2

Il carbone (C) – trattato in presenza di vapore di acqua H2O- libera idrogeno (H2) ma anche l’anidride carbonica (CO2)che è il gas serra maggiormente responsabile del cambiamento climatico. La scommessa sta nel riuscire a “catturare” in caverne sotterranee la CO2 prodotta.  Quindi la strategia si può riassumere così:

  1. sostituzione del petrolio con un altro idrocarburo meno caro cioè il carbone, ottenendo il doppio risparmio di spendere meno per la bolletta energetica ed evitare i costosi investimenti richiesti dalle energie solari (solare, eolico, mareale) o dal nucleare
  2. gassificazione del carbone (al posto della semplice combustione diretta) per produrre idrogeno da riunire all’ossigeno per produrre energia elettrica
  3. stoccaggio nel sottosuolo della CO2 prodotta dalla gassificazione

Guardandolo da un punto di vista “macro” (chimico, ambientale) significa:

  1. estrarre carbonio dal sottosuolo, sotto forma di carbone
  2. usare il carbonio per estrarre idrogeno dall’acqua, idrogeno da ricombinare altrove con ossigeno per riprodurre l’acqua iniziale e restituire là parte dell’energia spesa per estrarlo (idrogeno come vettore di energia)
  3. ributtare nel sottosuolo il carbonio sotto forma di CO2 quindi con una sottrazione complessiva di ossigeno dall’atmosfera.

Non sono un esperto, ma:

  • qualche dubbio sulla efficienza energetica complessiva mi viene, visto che sono tutti processi sottoposti ovviamente alla seconda legge della termodinamica, quindi ad ogni passaggio un (bel) po’ di energia va sprecata
  • nessuno sa bene come confinare alla lunga la CO2 nel sottosuolo che, se sfugge, peggiora l’effetto serra anziché migliorarlo (assomiglia in scala minore al problema delle scorie nucleari)
  • per questa strada non si riduce di un etto la dipendenza dell’economia mondiale dagli idrocarburi, ma si sposta la dipendenza dal petrolio (arabo) al carbone (cinese)

Va bene che siamo in condizioni di emergenza energetica ed ambientale  e che quindi anche un piccolo miglioramento è meglio di niente, ma guardare appena oltre i prossimi dieci anni forse ci eviterebbe di prendere vicoli probabilmente ciechi.

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