Chi è Google

Se vi siete mai chiesti chi ci “sta dietro” Google, che faccia abbiano i manager della più importante società internet mondiale, da dove vengano, che esperienze hanno fatto di prima di arrivare lì, quali relazioni abbiano con il mondo noprofit cui Google sembra essere sensibile, chi siano coloro che stanno mettendo a rischio 600 milioni di dollari per ribadire un no alla censura in Cina, troverete tutte queste informazioni qui.

Google Wonder Wheel

Ho appena scoperto l’ennesima novità di Google, che introduce nuove funzioni con una frequenza incredibile e quasi sempre senza annunciarle o sottolinearle: Google Wonder Wheel.

Per attivarla basta andare su Google ed eseguire una qualsiasi ricerca, poi cliccare su “Mostra Opzioni” e seleziona “Wonder Wheel” nel lungo elenco.

A cosa serve? Guardate, a puro titolo di esempio, cosa mostra cercando “Cavaliere Silvio Berlusconi” …

NaviGoogle

Google  ha messo insieme Google Maps con la propria piattaforma mobile Android ed ha messo a punto il GPS prossimo venturo:

Il navigatore Google (il NaviGoogle o GPSoogle, come lo chiamo io) fa quello che dovrebbero fare i navigatori ma che oggi non fanno: segnalarmi i negozi che mi interessano (e non solo quelli elencati tra i POI caricati sul navigatore), darmi una vista verosimile del luogo in cui mi trovo, aggiornare le mappe e le informazioni sul traffico in tempo reale.

Se non incontrerà ostacoli tecnici ed economici  (legati ad esempio al traffico dati non trascurabile che genera un GPS del genere), Google reinventerà la navigazione GPS, come ha reinventato la ricerca dei siti, la gestione della posta elettronica, la cartografia e tante altre cose. Ha i numeri (soldi) e le tecnologie (Maps, Android, Street View) per farlo. Ha soprattutto un modello di business vincente: passare dalla pubblicità indifferenziata alla pubblicità locale e personalizzata.  Tra un paio d’anni diventerà normale il seguente dialogo con il navigatore:

Automobilista: “Ho fame”

NaviGoogle: “C’è una pizzeria dietro l’angolo che oggi regala la bibita. Ti indico la strada?”

 

Google Docs dentro OpenOffice.org

I quattro lettori di questo blog sanno che io amo OpenOffice.org e lo uso regolarmente. E che sono un grande utilizzatore (benché sempre un po’ preoccupato per la mia privacy) degli strumenti on line di Google (GMail, Google Docs, Google Calendar) di cui apprezzo la possibilità di accesso da dovunque mi trovi.

Ho iniziato ad usare come “ponte” tra questi due mondi (OpenOffice.org sul mio pc e servizi Google in internet) l’estensione di OpenOffice.org oo2gd che consente di salvare e aprire file OpenOffice.org nel proprio spazio Google Docs restando dentro OpenOffice.org

E’ come disporre di un disco in internet, ma con parecchi vantaggi aggiuntivi: mantenimento delle versioni, condivisione con altri utenti OpenOffice.org, possibilità in caso di emergenza di poter modificare i documenti direttamente da web browser.

In dispetto al nome, l’estensione funziona anche con la versione 3 di OpenOffice.org Le istruzioni sono disponibili solo in polacco (!) ma sono estremamente intuitive: installare l’estensione dentro OpenOffice.org; chiudere e riaprire OpenOffice.org; usare la barra aggiuntiva che si rende disponibile; fornire le proprie credenziali Google.

Alcune avvertenze: (1) poiché Google Docs non accetta ancora il formato Impress, in fase di upload l’estensione costringe a convertire le presentazioni al formato MS Presentation (2) l’estensione non permette di scegliere la cartella in cui salvare il documento.

Entra nel Guinness dei Primati con Firefox 3

Ok, è solo una trovata pubblicitaria ma ho deciso di partecipare al tentativo di Firefox 3 di entrare nei Guinness dei Primati, come il software più scaricato in 24 ore. Per partecipare basta aderire sul sito SpreadFirefox lasciando il proprio indirizzo di posta elettronica. Il giorno prescelto (in giugno) si verrà avvertiti per avviare il download: la scommessa è essere più di un milione di persone a scaricare Firefox in 24 ore. Io amo Firefox, a casa uso solo questo browser ed anche in ufficio lo preferisco a Internet Explorer, perché è più avanti di un passo, perché ci sono un sacco di estensioni utili e perché è indipendente dal sistema operativo. Partecipare a questo tentativo è un modo per sostenerlo. E magari consentirgli di essere un pochino meno Google – dipendente (l’anno scorso il fatturato della Fondazione Mozilla è venuto per l’80% da Big G).

Google Docs come editor di WordPress.com

Oggi ho scoperto una nuova funzione di Google Documenti: la possibilità di creare post di WordPress da Google Documenti.

Nelle impostazioni di Google Documenti è infatti possibile specificare un blog (che deve risiedere o sul googliano Blogger o su WordPress.com) fornendo le username e password di accesso al blog. Fatto ciò, nel comando “Pubblica” Google Documenti compare l’opzione “Pubblica su blog” che consente con un click di pubblicare il documento sul blog come nuovo post (la prima volta), modificarlo o anche cancellarlo. Non ci sono (ancora) funzioni più evolute di gestione post (es. ripresa in Google Documenti di post creati nativamente in WordPress).

Questo post che state leggendo è stato scritto dentro Google Documenti, con tutti i vantaggi di disporre di un editor più completo di quello disponibile in WordPress.com. Mi sono chiesto cosa succede nel caso di immagini incluse nel documento. La cosa è decisamente interessante: la foto che vedete a destra non è fisicamente su WordPress ma Google provvede a costruire nel post su WordPress il link giusto alla foto su Google Documenti. Rispetto all’editor interno di WordPress, Google Documenti consente di creare facilmente tabelle come questa

Funzione
Editor WordPress
Editor Google Documenti
Tabelle Non esiste un comando nell’editor visuale, occorre costruirla con il codice HTML o importarla con copia & incolla da un editor esterno. Le tabelle si costruiscono con un comando e si possono successivamente modificare in modo visuale
     

E per i tag ? Io amo i tag di WordPress e mi piacerebbe poterli inserire nel post che sto scrivendo con Google Documenti. Purtroppo per ora i documenti non sono taggabili (diversamente da tutti gli altri oggetti gestiti nella Google suite) ma solo organizzabili per cartelle. Ho verificato che anche mettendo un documento in una cartella, il nome della cartella non viene usato come tag in WordPress … quindi credo che dovrò aspettare l’aggiunta della gestione tag in Google Documenti per poterli “passare” a WordPress.

Tutto ciò funziona usando come editor l’editor di testi di Google Documenti. Non funziona con l’editor di fogli di calcolo né con le presentazioni e la cosa non stupisce, visto che non sono formati logicamente coerenti con i post di WordPress.

Gapminder e i dati parlano

Gapminder è una associazione no profit svedese che si occupa di sviluppo sostenibile. Aveva messo a punto Trendalyzer, un software capace di mostrare in modo intuitivo l’evoluzione nel tempo di relazioni tra fenomeni quali la crescita della popolazione e le emissioni di anidride carbonica o tra gli investimenti negli armamenti e quelli sulla formazione, paese per paese o tutti i paesi del mondo insieme. Ora lo sviluppo di Trendalyzer è stato preso in carico da Google (cioè l’ha comprato), che ne farà probabilmente un uso più esteso rispetto a quello di Gapminder.

Nel frattempo lo strumento di analisi è in linea disponibile a tutti, con i dati di 30 anni (1960 – 2006).

Condivisione di libri via Google

Seguendo una segnalazione di AB Techno, ho scoperto che Google ha lanciato l’ennesimo servizio gratuito che, anche se ha una funzione commerciale neanche tanto nascosta (far comprare libri), è stato corredato di alcune funzioni che ben si prestano alla condivisione / scambio / prestito di libri. Infatti con Google Ricerca Libri (oltre che cercare libri in vendita e vederne una anteprima) è possibile:

  • registrare  i libri che si possiedono: per farlo occorre prima “cercare” il libro (il metodo più veloce è digitare l’ISBN del libro che si possiede, così si è sicuro di azzeccare al primo colpo autore, titolo, editore ecc.) e poi aggiungerlo alla propria biblioteca personale.
  • condividere i link ai propri libri registrati
  • recensire i libri registrati (propri o altrui)

Partendo da queste funzioni si potrebbe costruire una qualche comunità che condivida gli elenchi dei propri libri mettendoli a disposizione per un prestito basato sullo scambio, una sorta di biblioteca complementare a quella pubblica e riservata a conoscenti e vicini “fidati”. Un modo per far circolare in sicurezza i propri amati libri, evitando che passino la maggior parte del loro tempo a prender polvere sugli scaffali …

Mappa la notizia

googlemapsgeorss1.jpg

Partendo da una sperimentazione di Don Crowley, ho costruito questa mappa che mostra interattivamente le notizie posizionandole (all’incirca) nel luogo cui si riferiscono.A colpo d’occhio la mappa mostra quali sono le parti del mondo più in vista nei nostri mass media.

Nulla vieta di usare la stessa tecnica per avere la geografia della cronaca italiana o per confrontare la diversa percezione del mondo da parte di osservatori non europei, ad esempio usando come fonte iniziale delle notizie non una fonte italiana ma l’edizione indiana o peruviana di Google News: si potrà notare visivamente come si sposta geograficamente il baricentro delle notizie … Lo stesso effetto si ha passando dai giornali generalisti come Repubblica o Corriere a fonti più specializzate a notizie sul sud del mondo come PeaceReporter.

Ecco come funziona e come produrre altre mappe del genere. Non spaventatevi per la lunghezza del testo (e delle stringhe che vedrete generarsi) perché è tutto abbastanza semplice ed automatico:

  1. Scegliamo una fonte di notizie formato RSS, ad esempio Repubblica – Esteri e copiamo l’indirizzo corrispondente http://www.repubblica.it/rss/esteri/rss2.0.xml
  2. Le notizie fornite da Repubblica e dagli fornitori di notizie non contengono le coordinate geografiche dei luoghi citati nelle notizie stesse. Il servizio GeoNames aggiunge longitudine e latitudine alle notizie, confrontando i nomi dei luoghi citati con un enorme database di nomi geografici georeferenziati. Andiamo alla pagina apposita di GeoNames e nel campo “Your feed:” incolliamo l’indirizzo della nostra fonte di notizie e clicchiamo su “encode url”: il campo “the encoded feed:” ci restituisce lo stesso indirizzo ma con una codifica utile ai passaggi successivi, nel nostro esempio restituisce http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Frss%2Festeri%2Frss2.0.xml Copiamo questo nuovo indirizzo.
  3. Apriamo Google Maps e nel campo dove di solito mettiamo il nome della via o della città, scriviamo: http://ws.geonames.org/rssToGeoRSS?feedUrl= e subito in coda copiamo l’indirizzo che ci aveva fornito GeoNames, ottenendo così la stringa complessiva http://ws.geonames.org/rssToGeoRSS?feedUrl=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Frss%2Festeri%2Frss2.0.xml
  4. Cliccando su “Ricerca sulle mappe” Google Maps chiederà a GeoNames di passargli le informazioni da mostrare sulla mappa, GeoNames a sua volta chiederà le notizie a Repubblica e le completerà con le coordinate geografiche. Il risultato finale sarà una mappa del mondo con una icona per ogni notizia di Repubblica, collocata geograficamente secondo le coordinate di GeoNames. Cliccando su una delle icone si ha una anteprima (testo ed eventuale foto) della notizia, da cui è possibile passare alla notizia completa. Clicca qui per vedere l’effetto finale.
  5. Se non viene mostrato nulla, prima di riverificare se abbiamo commesso qualche errore, lasciamo passare qualche secondo e riproviamo: siccome il tutto si basa su tre servizi sparsi in giro per il mondo (un fornitore di notizie, un georeferenziatore ed un visualizzatore di mappe) può capitare che talvolta i tre non si sincronizzino per bene.
  6. Verificato che il tutto abbia funzionato almeno una volta, clicchiamo su “Collegamento a questa pagina” di Google Maps e memorizziamo da qualche parte (es. nei nostri Favoriti) l’indirizzo mostrato nel campo “Incolla il link in email o IM“. Questo indirizzo finale è quello che ci consente di vedere la mappa aggiornata con le notizie fresche, senza dover rifare i passaggi sopra indicati.

La georeferenziazione basata sui nomi dei luoghi può originare errori anche divertenti, ad esempio se la notizia cita il candidato presidenziale USA Obama può darsi che la notizia sia collocata presso l’omonima città giapponese

Localizzazione senza GPS

Mi accodo a quanti l’hanno già segnalato, ma con in più una preghiera: chi ha un telefonino adatto lo provi e commenti qui sotto come è andata.

La versione mobile di Google Maps ha una nuova funzione che sfrutta finalmente una vecchia idea: usare le celle della telefonia mobile come un sistema di localizzazione geografica, in alternativa al sistema GPS.

Nella sempre più evidente strategia di Google, questo servizio è una “pezza” in attesa che tutti i telefonini del prossimo futuro montino un dispositivo GPS. Google è infatti intenzionata a trasformare il telefonino nel mezzo più comune di accesso a internet e attraverso il quale poter vendere pubblicità che varia con i nostri spostamenti, ad esempio le offerte dei negozi di cui stiamo guardando le vetrine o i prezzi dei distributori di benzina sul nostro tragitto.

Dal punto di vista tecnico, Google Maps Mobile usa lo stesso metodo già utilizzato ad esempio dalla Polizia per sapere approssimativamente da che zona parte una telefonata mobile: dalla potenza del segnale si stima la distanza del telefonino da un certo numero di antenne GSM, si triangolano queste informazioni e si deduce con un errore di qualche centinaio di metri la posizione del telefonino. Il GPS è decisamente più preciso (con un errore di qualche metro) ma il GSM ha il vantaggio di essere usato da TUTTI i telefonini.

Google Maps Mobile utilizza lo stesso meccanismo per mostrare sulla solita mappa googliana la posizione del telefonino, mostrandola come un cerchio, la cui ampiezza cresce con l’incertezza della misurazione. Per usufruire di questo servizio bisogna avere un telefonino un po’ evoluto, ma non è necessario avere il GPS a bordo per sapere grosso modo dove ci si trova.

Una sorta di “navigatore dei poveri” certamente non in grado di dare indicazioni in tempo reale durante la guida ma utile per sapere dove si è finiti quando ci si perde o per sapere l’itinerario migliore per raggiungere la nostra meta.

Le mappe di google diventano collaborative

Questa è una novità che personalmente mi appaga molto perché risolve una serie di casi che avevo affrontato con questo post di qualche mese fa. Finalmente le mappe personali di Google diventano collaborative, cioè è ora possibile autorizzare altri utenti a collaborare nella costruzione di una nostra mappa.

Diventa quindi possibile coinvolgere più persone nella costruzione (ad esempio) della mappa delle piste ciclabili di una città oppure la mappa di un giro turistico consigliato lungo un fiume. Questa collaborazione finora era preclusa dal fatto che solo il proprietario della mappa poteva modificarla mentre tutti gli altri potevano solo vederla. Oggi invece il proprietario dispone di un nuovo comando “collabora” con cui può estendere il diritto di modifica sulla mappa ad altri utenti.

Sempre per facilitare la costruzione condivisa di mappe, è inoltre possibile importare mappe già preparate da altri: all’atto della creazione di una nuova mappa, l’utente può inizializzare la nuova mappa importando un file in formato KML generato con il comando “Visualizza con Google Earth”. Purtroppo questa opzione è per ora disponibile solo al momento della creazione della nuova mappa e quindi non può essere ripetuta altre volte, ad esempio per costruire progressivamente una mappa coi contributi di diversi autori di “sotto mappe”.

Essendo funzionalità disponibili direttamente in Google Maps, probabilmente porteranno al superamento dei siti che oggi forniscono soluzioni simili (ma alla fine di nuovo basate su Google Maps) e lanceranno alla grande la costruzione collaborativa di mappe tematiche.

Lo spunto e l’immagine per questa notizia viene da Google Operating Systems mentre testo e riflessioni sono mie.

Lotus Symphony = OpenOffice.org targato IBM

Intorno a OpenOffice.org, la suite d’ufficio open source sponsorizzata da Sun, si sta costruendo un cartello di grandi aziende informatiche intenzionate a far male a Microsoft là dove BigM guadagna e cioè Office. L’ultima arrivata è decisamente “di peso” e sembra fare molto sul serio: IBM ha annunciato il 10 settembre il suo ingresso nella comunità OpenOffice.org e dopo solo una settimana ha messo a disposizione gratuitamente la sua versione di OpenOffice.org, ritargata Lotus Symphony.

Dal punto di vista tecnico, secondo Wikipedia, “Lotus Symphony è basata su Eclipse Rich Client Platform per l’infrastruttura, su OpenOffice.org per il codice principale di elaborazioni d’ufficio e condivide codice con i tool di produttività di IBM Lotus Notes versione 8“.

Con Lotus Symphony salgono a tre le versioni di OpenOffice.org, perché esiste da anni la versione commerciale StarOffice di Sun, che riprende nel nome l’origine del progetto OpenOffice.org, nato appunto con l’acquisizione da parte di Sun della piccola società tedesca Star Division di Amburgo, che aveva prodotto un clone di Microsoft Office …

BigM si trova così a dover fronteggiare due minacce al suo quasi monopolio nelle suite d’ufficio: da un lato BigG (Google) che vuole spostare le applicazioni d’ufficio dal desktop al server con Google Docs, dall’altro BigO (il cartello Sun & IBM basato sulla tecnologia OpenOffice.org) che porta la guerra direttamente sul desktop. Molti utilizzatori si chiedono ormai: perché comprare ancora licenze Microsoft Office quando posso farne a meno ?